5 integratori per rallentare l’invecchiamento cerebrale

5 integratori per rallentare l’invecchiamento cerebrale

Ecco gli integratori per aiutare a rallentare l'invecchiamento cerebrale, sia che hai più di 30 anni, più di 40, più di 50 o 60.

Chi sono io per dirti che il cervello è la cosa più importante del mondo? Sono il dottor Luca Leoni, laureato in Medicina e Chirurgia, specializzato in Medicina del Lavoro con master anche in psico-neuro-endocrino-immunologia.

La psico-neuro-endocrino-immunologia è quella branca che integra tutte le conoscenze mediche per osservare l’essere umano come un tutt’uno. Non esiste il sistema nervoso separato dall’endocrino, non esiste l’immunitario separato dal cervello. È una rete interconnessa. E dentro questa rete rientrano anche pratiche come la meditazione, in un contesto di benessere totale dell’organismo.

Proprio per questo motivo io assumo regolarmente, tutti i giorni, alcuni integratori che considero fondamentali per preservare e supportare costantemente il mio cervello. 

La citicolina

La citicolina è una molecola veramente strabiliante, che viene prescritta da tantissimo tempo anche da molti medici in ambito neurologico e anche in altri contesti, come ad esempio l’otorinolaringoiatria, per condizioni come l’acufene. Ma perché?

È una sostanza che è un precursore di uno dei neurotrasmettitori più importanti che ci sono nel nostro cervello, l’acetilcolina. Questo neurotrasmettitore è ciò che permette ai nostri neuroni di comunicare, ma perché la reputo importante?

Non è che io la reputo importante: cerco sempre di non parlare delle mie opinioni, ma della scienza. La citicolina, o CDP-colina, è una molecola che ha mostrato, in studi anche molto eterogenei (sia su popolazioni più anziane sopra i 60-70 anni sia su adolescenti), effetti benefici su attenzione e memoria.

Ha mostrato di aiutare dal punto di vista della cognitivo, soprattutto in memoria, attenzione e concentrazione. E sempre di più, da queste evidenze scientifiche, emerge una potenziale utilità nell’aiuto preventivo contro il declino cognitivo legato all’età in particolare.

Vitamina B12 e vitamina B9

Mi stupisco ancora quando arrivano persone che mi dicono: “Il mio medico non mi vuole misurare la vitamina B12 o la B9.”

E io mi chiedo: com’è possibile che, soprattutto superati i 50 o i 60 anni – età splendide, che se nutrite con i giusti ingredienti danno ventimila giri ai ventenni – non si controllino parametri così fondamentali?

La vitamina B12 può risultare bassa anche negli onnivori. Non solo nei vegetariani. Con l’età si riduce l’acidità gastrica. Il fattore intrinseco può non svolgere adeguatamente la sua funzione. E se la B12 non viene assorbita, viene semplicemente eliminata. La ingerisci, ma non la utilizzi.

Questo può compromettere le funzioni cognitive. Memoria, fluidità verbale, concentrazione possono risentirne.

La vitamina B12 va mantenuta in range ottimali, non nel range basso “accettabile” del laboratorio. B12 e B9 sono tra le basi più solide che abbiamo in ottica preventiva rispetto al declino cognitivo.

Non è che ti aiutano a diventare Einstein, ma sono la base su cui si costruisce un’adeguata prevenzione contro il declino cognitivo.

E attenzione se assumi inibitori della pompa protonica: sono farmaci che frequentemente portano a una riduzione dell’assorbimento della B12.

Anche alcune patologie relative all’ambito del cervello stanno dilagando sempre di più perché è possibile che nella popolazione ci sia una cosiddetta “fame nascosta” di micronutrienti.

Vitamina D3

Ma non parliamo solo di B12. Il terzo integratore fondamentale dal punto di vista cognitivo è la vitamina D3.

La vitamina D3 è un tuttofare, un po’ come il magnesio, di cui parleremo tra poco.

Sai qual è, ad esempio, il più potente integratore contro le infezioni stagionali, per aiutare anche a prevenire quel fastidioso raffreddore, la tosse, le faringiti fastidiose che accadono nel periodo invernale? La vitamina D.

Chiamarla vitamina è quasi riduttivo. Sarebbe più corretto parlare di “ormone D”, perché ha recettori nel cervello, nelle cellule immunitarie, in moltissimi tessuti. È diventata famosa per l’ambito osseo e per l’osteoporosi, ma non è confinata lì.

Basta pensare che molte malattie autoimmuni — quelle fastidiose, le dermatiti, le artriti, il lupus, la tiroidite di Hashimoto — sono molto probabilmente correlate ai bassi livelli di vitamina D3.

E qui faccio una riflessione personale.

Io non sono contro i farmaci. Sono assolutamente a favore della medicina tradizionale. Ma mi sono stancato di vedere situazioni in cui, appena compare un valore alterato, si prescrive immediatamente il farmaco senza andare a ottimizzare tutti i vari parametri della persona.

È molto più complesso lavorare sui parametri. È molto più complesso analizzare alimentazione, allenamento, assetto metabolico, micronutrienti. Ma è lì che si costruisce prevenzione vera.

Se parliamo di longevità cerebrale, non possiamo ignorare queste basi.

Gli integratori per rallentare l’invecchiamento cerebrale

A questo punto mi collego direttamente al magnesio, perché è qui che le cose iniziano a dialogare davvero tra loro.

È quasi un Marvel Cinematic Universe dei micronutrienti: tutto è collegato. Ma spero che sia scritto meglio.

Il magnesio è fondamentale per l’attivazione della vitamina D. Molte persone si trovano la vitamina D bassa nonostante la stiano assumendo. “Ma come, ne prendo diecimila unità al mese e non sale.”

Il problema potrebbe non essere la vitamina D. Potrebbe essere il magnesio eritrocitario.

Il magnesio è un cofattore necessario per convertire la vitamina D nella sua forma attiva. Se il magnesio è basso, la vitamina D può rimanere inefficace. Ecco perché ha senso, in certi casi, valutare anche il magnesio eritrocitario e non fermarsi al semplice valore sierico.

E c’è un altro aspetto che spesso viene ignorato: l’obesità.

In presenza di un eccesso di tessuto adiposo, la vitamina D tende a essere “sequestrata” dagli adipociti. È come se venisse intrappolata. Puoi assumerla quanto vuoi, ma se non correggi la causa di fondo – l’eccesso di massa grassa – i livelli faranno fatica a salire.

Allora la domanda è: perché continuiamo a correggere i sintomi senza andare alla radice?

Io non sono un assolutista. Non dico che sia sempre così. Ma molto spesso c’è una fame nascosta di micronutrienti o uno squilibrio metabolico che non viene considerato.

Il medico dovrebbe analizzare la situazione. Se arriva un valore alterato, bisogna capire cosa nella quotidianità di quella persona – alimentazione, allenamento, composizione corporea, assetto metabolico – non sta funzionando. 

Il magnesio, negli anni, tende a ridursi. È un cofattore fondamentale in centinaia di reazioni biochimiche. E non parliamo solo di muscoli o crampi: parliamo di attivazione enzimatica, metabolismo energetico, equilibrio nervoso.

Ed è chiaro che io cito molto spesso gli stessi integratori, ma perché sono quelli che hanno le maggiori evidenze scientifiche, che sono stati studiati e che hanno mostrato effettivamente un’efficacia nella popolazione, nelle persone. Io mi baso sulla scienza, non mi baso sulle opinioni.

Potrei anche “spararti” un nome esotico, enorme, incredibile, e tu rimarresti: “Ah, interessante, la Sarchiona Bromulatica Binense, parlame­ne di più.” Ma no, non ha supporto. Cioè, non ti posso parlare di quello che non ha supporto: io ti devo parlare di quello che ha supporto e ti posso dire come assumerlo.

Zinco, ormoni e cervello

Se vogliamo parlare seriamente di rallentare l’invecchiamento cerebrale, dobbiamo parlare anche di ormoni.

Il cervello si nutre di ormoni.

Lo zinco è un minerale fondamentale per l’assetto ormonale, in particolare per il testosterone. E il testosterone non è solo una questione muscolare o maschile. È anche energia mentale, capacità decisionale, grinta nell’affrontare le situazioni.

Hai presente quella sensazione di determinazione? Quella spinta interiore che ti fa dire: “Questa cosa è difficile, ma la affronto”?

Con l’età, il testosterone tende fisiologicamente a ridursi. Se a questo si aggiunge una carenza di zinco, il sistema può indebolirsi ulteriormente.

Lo zinco è una carenza ancora sottovalutata. Ma è fondamentale dal punto di vista ormonale e, di conseguenza, anche cerebrale.

Il benessere cerebrale ti permette di affrontare le situazioni, perché non significa annullare lo stress, ma significa anche riuscire a gestirlo, perché non potrai mai eliminare qualsiasi cosa accada nel mondo che ti disturba a livello cerebrale; ma puoi essere preparato ad affrontare tutto in modo concentrato, focalizzato, nutrito.

Dosaggi, monitoraggio e buon senso

Parliamo ora di pratica.

Vitamina D: va valutata con il tuo medico alle analisi. Prima di iniziare integrazione e dopo circa tre mesi. L’assunzione giornaliera ha mostrato una maggiore efficacia rispetto a dosaggi sporadici o molto distanziati. Indicativamente, 1.000–2.000 unità internazionali al giorno possono essere una fascia comune, ma va sempre personalizzata. Io personalmente assumo 1.000 UI al giorno.

Vitamina B12: stesso principio. Va misurata. Se necessario, integrata. Io assumo un milligrammo al giorno, perché seguo una dieta tendenzialmente vegetariana.

Magnesio: parliamo di circa 300 mg di magnesio elementare al giorno, preferibilmente da magnesio bisglicinato per una buona biodisponibilità. E qui una nota pratica: per raggiungere certe quantità è più funzionale la polvere rispetto alla compressa. Semplicemente perché le dosi sono elevate e l’assorbimento può risultare migliore. Ho visto persone migliorare nettamente passando da capsule a forma in polvere.

Citicolina: io ne prendo regolarmente 250 mg al giorno, perché mi aiuta anche con l’attenzione, la concentrazione, la memoria.

Zinco: io assumo tra 5 e 15 mg al giorno. Non c’è motivo di superare abitualmente i 15 mg, salvo indicazioni specifiche. Esistono studi che hanno utilizzato dosaggi superiori, ma non c’è una solidità tale da consigliarli sistematicamente.

 

Conclusione

Alla fine, nella mia quotidianità io non sto facendo qualcosa di complicato. Non sto assumendo dodici pillole diverse distribuite in modo caotico durante la giornata.

Parliamo di una compressa ben formulata e di un misurino di polvere. Fine.

Il punto non è complicarsi la vita. Il punto è scegliere le molecole giuste, nelle dosi giuste, monitorare con il proprio medico e costruire nel tempo un terreno biologico solido.

L’invecchiamento cerebrale è un processo fisiologico. Non si blocca. Non esiste la pillola dell’eterna giovinezza. Ma si può rallentare. E si rallenta lavorando su ciò che è misurabile, su ciò che è biologicamente sensato, su ciò che ha evidenze scientifiche.

Si tratta di nutrire il cervello ogni giorno, con costanza, con criterio, con visione a lungo termine. Perché la longevità non è un evento improvviso. È una strategia quotidiana.

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