Medico non prescrittore: perché a volte NON dare farmaci è la scelta migliore

Medico non prescrittore: perché a volte NON dare farmaci è la scelta migliore

Quando Non Prescrivere È Un Atto Di Competenza

Quante volte ho sentito questa frase. Viene detta spesso con un po' di rabbia intrinseca, quasi a voler sottolineare: «Insomma, mi aspettavo che mi desse qualcosa per il problema che avevo!». Eppure, io mi sento di affermare con assoluta certezza che quel medico il quale ha avuto il coraggio – e dico proprio questo, sì – di non darti niente, è in realtà un gran medico.

Io ho semplicemente detto che, se il professionista non ti dà niente e ha valutato attentamente che non deve darti niente per quella specifica problematica, vuol dire che è stato un grande medico.

Attenzione, non sto dicendo assolutamente che non bisogna mai prescrivere i farmaci. Chi travisa in questo modo l'affermazione che ho appena fatto lo fa perché, molto probabilmente, non si sofferma ad ascoltare con la dovuta attenzione. Io ho semplicemente detto che, se il professionista non ti dà niente e ha valutato attentamente che non deve darti niente per quella specifica problematica, vuol dire che è stato un grande medico.

Perché accade questo? Per quale motivo preciso? Quando tu vai dal medico, tendenzialmente ci vai quasi con un atteggiamento di pretenziosità, a volte. Adesso, attenzione, non sto affatto generalizzando. Però tu entri nello studio dicendo: «Dottore, io avrei bisogno che mi passasse in fretta questo mal di gola». Di conseguenza, lui si sente indotto a darti magari l'antibiotico, che nel peggiore dei casi viene prescritto totalmente a caso per un banale mal di gola. Ancora vedo, purtroppo, medici che fanno anche questa cosa: danno antibiotici un po' così, come se piovesse.

Ma ripeto, ci sono per fortuna anche tanti altri colleghi che si dimostrano assolutamente oculati. Ed è proprio questa la cosa più importante: avere la testa di ragionare lucidamente. La persona che ho davanti necessita realmente di qualcosa, oppure il suo corpo è perfettamente in grado di autoguarirsi?

Ecco, bisogna prestare molta attenzione quando un medico dice questo. Io, in quanto laureato in medicina, la dico apertamente perché non c'è assolutamente niente di esoterico dietro. Si tratta semplicemente della capacità del tutto naturale del corpo umano di sopperire a determinati danni biologici che ha subìto.

Immagine: Autoguarigione E Microbiota

Il Corpo Umano Possiede Capacità Di Recupero Straordinarie

La maggior parte della vita dell'essere umano moderno si potrebbe dire che risale a circa 200.000 anni fa. Tuttavia, la nostra specie ha avuto accesso alle medicine solamente negli ultimi 5.000 anni o giù di lì. Però è innegabile che il corpo umano doveva in qualche modo sopravvivere da solo, trovandosi isolato in un mondo profondamente ostile.

Ecco perché, se il medico ha reale coscienza di ciò, non si lascia impaurire dalla tua malattia. Non cede alla tua necessità di avere qualcosa a tutti i costi, quasi come per pretendere un effetto placebo a volte. Al contrario, si siede, ti parla e ti spiega il perché profondo delle sue scelte.

Questo è l'aspetto veramente importante: non ti dico semplicemente «non ti do niente, ciao a tutti, ci vediamo». Assolutamente no! Io ti devo spiegare la motivazione.

Questo è l'aspetto veramente importante: non ti dico semplicemente «non ti do niente, ciao». Assolutamente no! Io ti devo spiegare la motivazione. «Guardi, signor paziente o signora paziente, io reputo che la sua patologia sia una semplice faringite virale. Di conseguenza, ho reputato che sia decisamente meglio non utilizzare farmaci che potrebbero darle più effetti collaterali, optando piuttosto per una vigile attesa».

Ecco, applicare questo approccio è molto difficile. Soprattutto adesso, mi spingo a dire, nell'ambito prettamente pediatrico. Io ho conosciuto personalmente qualche pediatra che era veramente in gamba. Con i bambini, infatti, riusciva a capire con esattezza se era il caso di dare qualcosa o, al contrario, di non darlo. Ed è un vantaggio assoluto per la salute. Se vengono dati antibiotici in modo improprio si creano danni enormi. Ripeto, parlo solo in caso di prescrizioni improprie, perché io sono fermamente a favore dei farmaci quando servono.

In caso di prescrizioni improprie a un bambino che sta magari ancora sviluppando il suo delicato microbiota, le cui reazioni con l'ambiente dipendono da una sottile danza biologica, tu vai ad alterargli proprio quel prezioso ecosistema. Questo è un qualcosa che potrebbe portarsi avanti nel tempo e creargli seri problemi in futuro. Seppur la scienza non abbia ancora ben capito tante dinamiche su molte patologie autoimmunitarie, sicuramente c'entra il microbiota. Magari un'alterazione precoce potrebbe causargli una dermatite atopica a un certo punto della sua vita, o una fastidiosa dermatite seborroica, giusto per fare un esempio pratico.

Immagine: Arte Medica Triage

La Vera Arte Medica È Capire Quando Intervenire

Quindi, il riuscire a preservare il naturale decorso umano è una vera e propria abilità medica. Ragazzi e ragazze, proprio per questo motivo cercatelo il medico che non si limita a fare il semplice prescrittore! Ci sono in giro bravissimi colleghi, bravissime persone che hanno davvero a cuore l'essere umano nella sua interezza. Alla fine, è un'arte il riuscire, tramite le nostre facoltà cognitive, a comprendere il paziente a tutto tondo.

Bisogna capire, per esempio, se la persona che abbiamo di fronte è un po' troppo ansiosa. Magari la sua sintomatologia, in realtà, è ascrivibile a un'altra problematica di fondo che non è poi così grave. È esattamente quello che fanno anche in pronto soccorso con il triage: cioè, i sanitari riescono a vedere subito se tu hai un qualcosa che può attendere in sicurezza.

Ed è per questo preciso motivo che molte persone si lamentano di stare lì ad aspettare anche 8 ore. Ma è semplicemente perché siamo arrivati alla frutta, passami il termine un po' forte, per quanto riguarda magari alcuni aspetti organizzativi della sanità. Di conseguenza, bisogna assolutamente ottimizzare le risorse a disposizione.


Questo lavoro di cernita va fatto in ogni singola situazione. Alla fine la biologia umana, e il sottile equilibrio che sottende al benessere umano, sono qualcosa che non si può, alle volte, zittire semplicemente con un farmaco. Anche questa è un'altra tematica fondamentale da affrontare: tante volte noi vogliamo a tutti i costi zittire il sintomo. Ed è un desiderio assolutamente comprensibile, perché il dolore è qualcosa di intimamente inammissibile per chi ne soffre.

Immagine: Ascoltare Il Dolore

Ascoltare Il Dolore

Ci sono delle volte in cui il dolore fisico non ha veramente alcun senso. Cioè, tu magari sei arrivato ad un certo punto della vita dove c'è un dolore continuo che però non ha una risoluzione. Questo può accadere per qualche motivo anche legato al lavoro, e in quanto specialista in medicina del lavoro io ne ho viste davvero tante di queste problematiche.

Il corpo continua a darti segnali di dolore, dolore, dolore, e non serve assolutamente a niente. È purtroppo un vero e proprio corto circuito corporeo, una situazione dove il dolore non ha più un senso logico.

Ripeto, facciamo molta attenzione: il dolore tendenzialmente ha quasi sempre un senso profondo che va ascoltato. Alle volte, però, dopo un'accurata anamnesi e un esame obiettivo scrupoloso, tu medico puoi constatare che quel dolore non ha più senso di esistere. Sta solo tormentando inutilmente il paziente. A quel punto, fortunatamente, esistono i modi corretti per trattarlo e spegnerlo.

Però, ripeto, ho fatto questa piccola digressione sul fatto che tante volte noi, invece, vogliamo zittire un dolore che avrebbe un reale senso. Un segnale che non andrebbe affatto zittito, ma che invece andrebbe ascoltato con attenzione. Basti pensare ad alcune forme di reflusso gastroesofageo, mi viene in mente come esempio calzante. Magari il paziente arriva e dice: «Dottore, io ad un certo punto ho cominciato ad avere bruciore continuo».

Sono assolutamente contrario alla prescrizione spasmodica. Quella fatta giusto per, passami il termine, zittire il paziente e mandarlo a casa.

Viene prescritto un inibitore di pompa protonica, e il paziente sta apparentemente meglio. In realtà, tu medico dovevi andare a vedere a fondo se quel sintomo poteva essere correlato a delle abitudini sbagliate o a uno stile di vita incontrollato e dannoso. Perché sei andato subito a dare il farmaco come prima risposta? Quello era un dolore che aveva un senso preciso di essere ascoltato.

Ed è proprio per questo motivo che sono assolutamente contrario alla prescrizione spasmodica. Quella fatta giusto per, passami il termine, zittire il paziente e mandarlo a casa. Perché alla fine accade inesorabilmente quella che anche in medicina viene chiamata la pericolosa cascata delle prescrizioni.

Immagine: Sistema E Pazienza

Sanità Moderna: Poco Tempo E Troppe Decisioni Affrettate

Ne parlavo proprio ieri a una persona in studio. Mi parlava del fatto che a suo padre, un signore ottantatreenne, era stato dato il primo farmaco all'età di 70 anni. Da lì, magari è stato seguito da un altro medico e il medico successivo, guardando la cartella, dice: «Cavoli, gli è stato dato questo farmaco, allora cosa faccio adesso? Mi prendo io la responsabilità di toglierlo? No dai, andiamo piuttosto a mettergli quest'altro farmaco in aggiunta!».

Quindi, praticamente, alla fine questo signore prendeva qualcosa come 13 farmaci diversi. Che mi pare anche poco, considerando quanti farmaci arrivano a prendere alle volte le persone arrivate a 75, 80, 85 o 90 anni di età.

Però io penso sinceramente che tutto si possa riassumere con due concetti chiave fondamentali: l'ascolto attivo e la pazienza. Ma uno dei problemi principali – e adesso non voglio sempre dare la colpa a cose esterne, facciamo un equo 50 e 50, va bene? – è che a volte è colpa del professionista, ma è anche colpa del sistema in cui opera.

Troppo spesso, in ambito di sanità pubblica, non hai il tempo giusto e necessario di valutare una persona. Devi sbrigartela il più velocemente possibile.

Passami il termine, cerco di essere il più neutrale possibile nella mia spiegazione. Ma puoi capire facilmente che nella sanità odierna ci sono tantissimi pazienti e decisamente pochi medici, si potrebbe dire. Anche se si dice sempre che ci sono pochi specialisti, la realtà dei fatti è che troppo spesso, in ambito di sanità pubblica, non hai il tempo giusto e necessario di valutare una persona. Devi sbrigartela il più velocemente possibile. E a volte non hai materialmente il tempo di ascoltare fino in fondo per capire se puoi evitare di dare un farmaco.

Alla fine, la medicina non dovrebbe mai ridursi a una semplice distribuzione automatica di prescrizioni. Il vero obiettivo è comprendere la persona nella sua complessità, distinguendo ciò che necessita realmente di un intervento da ciò che invece può essere accompagnato con ascolto, monitoraggio e pazienza. Perché un farmaco dato quando serve può migliorare la vita, ma un farmaco dato senza reale necessità può talvolta allontanare il paziente dalla comprensione profonda del proprio corpo e del proprio equilibrio biologico.

Dr. Luca Leoni Analisi dei marcatori bio-metabolici
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