Perché in medicina ci sono opinioni diverse?
Compartir
Perché sulla salute ci sono sempre così tante opinioni discordanti? Quante volte hai sentito la frase: "Prendi la vitamina D e la K separate, mi raccomando, non prenderle unite!", per poi sentire un altro professionista che arriva e ti dice esattamente l'opposto: "No, devi prenderle unite".
Poi un altro ancora ti dice che il digiuno intermittente funziona, mentre un collega sostiene di no.
"Insomma, mettetevi d'accordo!"
Non so davvero quante volte mi sono sentito rivolgere questa frase.
Purtroppo devo svelarti una terribile verità: la medicina è un'opinione.
È una frase un po' provocatoria che mi piace dire. Secondo me, riassume bene il concetto del perché molti professionisti della salute abbiano pareri discordanti sugli stessi temi, oppure su argomenti completamente diversi. Le motivazioni principali alla base di questo fenomeno sono tre.
La prima motivazione, banalmente, è che il professionista non è aggiornato sulle nuove evidenze scientifiche. Basti pensare, come ho ripetuto tante volte in passato, che ci sono ancora medici che dicono: "Non prendere la creatina perché fa male ai reni".
Ora, escludendo casistiche particolari come la sindrome del rene policistico (dove comunque va fatta una valutazione clinica più approfondita), non puoi assolutamente affermare che la creatina faccia male ai reni. Questo fatto è ampiamente dimostrato dalla letteratura medica.
Fonti scientifiche: Sindrome del rene policistico | Studio 1 | Studio 2
L'aggiornamento: un dovere, non un'opzione
Ma perché accade questo? Semplicemente perché le evidenze scientifiche vanno avanti velocemente, e stare al passo con la ricerca è un vero e proprio lavoro, ragazzi e ragazze.
Per cui, a un certo punto della propria vita e della propria carriera, molti professionisti (non tutti, per fortuna) decidono di dire: "Sai cos'è? Io ormai ho imparato tutto. Ora metto da parte lo studio, non guardo più le pubblicazioni scientifiche e procedo solo con quello che ho già assimilato".
Sulla maggior parte delle indicazioni di base, questa persona potrebbe comunque dare consigli precisi e utili al paziente. Tuttavia, in molte altre situazioni più complesse, rischia di non fornire opzioni di gestione per un'eventuale patologia o sindrome. Opzioni che, al contrario, potrebbero realmente dare un aiuto concreto e immediato alla persona.
Io sospetto che anche tra 200 anni le indicazioni di base saranno esattamente le stesse, per esempio: mangia bene e fai attività fisica.
Faccio un esempio pratico nell'ambito della dieta e dell'allenamento. Dimmi, quand'è che questa regola d'oro potrebbe a un certo punto smettere di essere valida?
Potrebbe succedere solo in un ipotetico futuro in cui non si introdurranno più cibi normali, ma si utilizzeranno esclusivamente pillole create in laboratorio. Sto volutamente esagerando, faccio un esempio in stile Black Mirror: immagina delle pillole che forniscono determinati nutrienti perfetti per il nostro organismo.
In quel caso specifico, le nuove indicazioni mediche sarebbero: "Mi raccomando, utilizza il cibo artificiale!". Però, come capisci bene, adesso stiamo parlando di pura e semplice fantascienza.
L'effetto valanga e il coraggio di cambiare idea
La seconda motivazione è quella che io, insieme a molti altri colleghi, chiamiamo l'effetto valanga. Se un professionista (e mi ci metto dentro pure io) a un certo punto fa una determinata affermazione pubblica, ad esempio dicendo "il collagene fa bene", e lo fa sotto gli occhi di tutti in un video social, si crea una dinamica davvero pericolosa.
Questo professionista è indotto, per la pura e semplice paura di mostrarsi incoerente, a ribadire sempre la stessa identica cosa anche nei video futuri.
Se emergono nuove evidenze che vanno a minare ciò in cui credevo prima, io cerco con tutte le mie forze di andare contro questo bias cognitivo.
Ed è esattamente quello che io cerco sempre di non fare. Preferisco essere onesto e dire: "Guarda, prima credevo questo, ma ora, sulla base delle nuove evidenze, credo quest'altro".
Oppure può capitare che a un professionista sfugga qualcosa. Ripeto, restare al passo con l'informazione scientifica è un lavoro a tempo pieno. Può succedere che non abbia visto una nuova informazione scientifica di grande valore, e quindi capita che in un video social dica una cosa inesatta che poi deve necessariamente ritrattare.
Questo è assolutamente normale! Essendo noi esseri umani, è molto più sbagliato continuare a perseverare nell'errore.
È una dinamica che vediamo spesso tutti i giorni. Non voglio parlare di politica, ma anche in quell'ambito nessuno torna mai indietro sui propri passi. Chi hai mai visto dire apertamente: "Scusate, ho sbagliato, ritratto subito"? Praticamente nessuno.
E paradossalmente, pure tu che stai guardando o leggendo, a volte non vuoi sentirlo dire. Eppure dovresti volerlo fortemente. Un'ammissione di colpa identifica davanti a te una persona umile, pienamente cosciente di essere umana e fallibile, che continua ad approfondire ed è dotata di sana autocritica.
Il paradosso del dibattito: perché non ammettiamo l'errore?
L'umiltà è una qualità che razionalmente desideri in una persona, ma a livello inconscio tendi a pensare che chi cambia idea sia incoerente. Assolutamente no!
Devi usare la tua corteccia cerebrale evoluta e dirti: "Questa emozione istintiva che mi fa pensare all'incoerenza la metto da parte, perché ho davanti un professionista che è riuscito a essere umile con se stesso, e quindi mi posso fidare ciecamente".
Guai a fidarsi di coloro che non si mettono mai in dubbio e che sembra non falliscano mai. Non esiste una cosa del genere!
Uno prova con tutte le sue forze a dare il meglio di sé, ma a volte può fallire semplicemente perché siamo umani. Non siamo macchine perfette. Noi umani, per quanto estremamente intelligenti, abbiamo delle imperfezioni quasi ridicole. Abbiamo dei veri e propri errori di programmazione.
Ad esempio, la frase "Perdonami, ho sbagliato" sembra non esistere affatto, specialmente nei dibattiti scientifici. Per me il concetto stesso di dibattito non ha alcun senso logico.
Prendi due persone con idee diametralmente opposte: io credo che la vitamina D vada presa insieme alla K nello stesso momento, supportato dalla letteratura medica, mentre l'altra persona crede fermamente che vadano prese separate.
È paradossale, perché hai la certezza matematica che nessuno dei due a un certo punto dirà: "Oh, sai cosa? Mi hai convinto, ho sbagliato". È una roba assurda. Non esiste che uno dica: "Ho ragionato, hai ragione tu su questa cosa, approfondirò, grazie del confronto". Semplicemente, non esistono persone che dicono ad altre: "Avevi ragione tu".
Esperienza clinica vs Scienza: quando la pratica anticipa gli studi
Ed ecco perché i dibattiti sono spesso inutili: siamo esseri fallaci. Molto spesso non ci basiamo sui dati oggettivi, ma sentiamo il bisogno viscerale di difendere strenuamente una nostra opinione a prescindere da tutto.
Questo accade frequentemente nell'ambito sanitario, ma vale per qualsiasi tipo di dibattito pubblico. Per me non ha alcun senso. Infatti, gli opinionisti che vedi a volte in TV a litigare, che senso hanno realmente?
In linea di massima, possiamo dire che esistono i fatti e i non fatti; quindi esiste ciò che è vero e ciò che non è vero. Tuttavia, nell'ambito della medicina, purtroppo, non parliamo di matematica esatta.
E questo ci porta dritti al terzo motivo per cui vedi professionisti con opinioni così diverse tra loro. Ci sono situazioni in cui le evidenze scientifiche (che io considero sempre come fatti imprescindibili) non sono ancora del tutto sviluppate su una specifica tematica, semplicemente perché non sono state fatte abbastanza ricerche sul campo.
Ed ecco che arrivi a vedere professionisti sanitari che, nella loro pratica clinica quotidiana, hanno riscontrato dei benefici reali e tangibili utilizzando una determinata sostanza.
Questa osservazione diretta diventa a tutti gli effetti la loro prova empirica autoproclamata. Magari ti dicono con convinzione: "Ho utilizzato la sarchiona bromulatica binense (un nome totalmente inventato sul momento, ovviamente!) e ha funzionato benissimo per risolvere quello specifico problema". Tutto questo avviene anche se, di fatto, mancano ancora degli studi ufficiali e validati a riguardo.
La pratica clinica sul campo a volte anticipa, oppure si discosta temporaneamente, dalla letteratura medica ufficiale.
Ecco spiegato il motivo per cui si creano spesso idee discordanti: la pratica clinica sul campo a volte anticipa, oppure si discosta temporaneamente, dalla letteratura medica ufficiale. Ci sono però delle tematiche specifiche dove le prove scientifiche attuali risultano assolutamente schiaccianti e inequivocabili. Se in quei casi palesi c'è ancora una forte discordanza interprofessionale, allora il problema di fondo è ascrivibile unicamente alla prima motivazione che abbiamo visto: la grave mancanza di aggiornamento professionale.
Trasparenza e costante evoluzione
In presenza di queste complesse dinamiche, un bravo professionista sanitario dovrebbe sempre agire con la più totale trasparenza verso il paziente. Dovrebbe avere l'onestà di dire: "Guarda, in questo specifico ambito medico non ci sono ancora delle evidenze scientifiche schiaccianti, ma abbiamo comunque un solido razionale di utilizzo". Oppure, in alternativa, dovrebbe basarsi apertamente sulla propria esperienza clinica diretta per consigliare, o sconsigliare, un determinato trattamento terapeutico.
A questo proposito, ci tengo a rispondere in modo chiaro alla domanda iniziale che ha aperto questo discorso: la vitamina D e la vitamina K2 vanno prese esattamente nello stesso momento, secondo le migliori evidenze scientifiche attuali. Sono assolutamente serio, questo è esattamente ciò che credo e consiglio oggi, basandomi rigorosamente sui dati più recenti a nostra disposizione.
Un bravo professionista sanitario dovrebbe sempre agire con la più totale trasparenza verso il paziente.
Questo processo di continuo e instancabile aggiornamento è il vero motivo per cui, nel mio ruolo di consulente scientifico, aggiorno costantemente le formulazioni degli integratori della linea Lifelion. Basti pensare che, finora, ci sono state ben quattro versioni differenti di Lion's Mind, due versioni di Calm, due di Lion's Core e ben tre aggiornamenti di Power. Si tratta di un lavoro di limatura continuo e meticoloso. Un processo basato sempre sulle nuove evidenze emerse, sulle mie personali capacità di ricerca delle informazioni e, non da ultimo, sui test pratici effettuati direttamente su me stesso e sui miei pazienti.
La medicina non è un’opinione nel senso stretto del termine, ma è una disciplina in continua evoluzione, dove le certezze assolute sono rare e temporanee. Per questo motivo, il vero valore di un professionista non sta nel “non sbagliare mai”, ma nella capacità di aggiornarsi, mettersi in discussione e dirti con onestà cosa sappiamo davvero… e cosa ancora non sappiamo.